Astinenza dalla tecnologia?
Un’amica, mesi fa, mi regala il libro di Jonah Linch: Il profumo dei limoni. Riscopro una personalità (Jonah), che avevo già avuto occasione di sentire parlare in pubblico, molto dotata e acuta nelle osservazioni. Il libro sembra essere solo una introduzione, un assaggio di qualcosa che va molto più oltre, ma che risponde ad una necessità vera e profonda.
L’argomento è condiviso da molti
Ritrovo poi l’argomento, ad un livello meno sviluppato culturalmente, ma vero, perché vissuto nella sperimentazione personale da questo ragazzo americano (Jake Reilly):
Jake Reilly’s ‘Amish Project:’ 90 Days Without a Cell Phone, Email and Social Media
Do you think that those who rely so heavily on social media to interact with others are training themselves to communicate only at the most superficial level?
Reilly: Yeah, for sure. I think that Facebook is the biggest waste of time, because everyone is just presenting such a filtered picture of themselves. You only put up your best pictures. People only check in when they are at the fanciest restaurant in the city. They only keep things up there that are flattering to themselves. I just think it’s like keeping up with the Joneses, but for life. You’re never going to get on top of it. Someone’s always going to have a better job than you, go on better vacations than you, have a better looking wife than you, or whatever it is. So, it’s superficiality on top of superficiality. You never get to see the real parts of people.
L’accusa di Jake riguarda la falsità che anima l’utilizzo dei social network, ma non il merito della loro funzione
08/05/2013 Aggiornamento
Ecco un’ulteriore conferma delle stesse idee: Paul Miller
La tecnologia, strumento di crescita
Mentre alcuni indagano sui possibili problemi derivanti dalla troppa tecnologia, altri scoprono che la stessa può essere lo strumento per una nuova crescita dell’individuo.
Ricercatori impegnati nell’ambito di malattie degenerative, come l’Alzheimer, da alcunii anni stanno rilevando come sia possibile fronteggiare la malattia con delle tecniche di “ginnastica mentale”. Dalla cura delle malattie si è passati a rilevare una opportunità di sviluppo personale di interesse per il vasto pubblico di internet.
Nasce in questo modo Lumosity, palestra mentale via internet, che per una ragionevole cifra guida l’utente allo sviluppo delle proprie facoltà mentali attraverso regolari esercizi al computer. Lumosity in poco tempo diviene una promettente start-up da 32 milioni di dollari, grazie all’interesse suscitato tra utenti delle più diverse categorie.
La base scientifica del progetto è spiegata con semplicità dalla stessa Lumosity, nel proprio sito. Ma altre fonti ribadiscono la stessa teoria, seppure con accenti differenti. Su Pnas, sito della National Academy of Sciences of the United States of America, si può leggere un approfondito articolo che si riferisce ad una sperimentazione su alunni di scuola primaria. Le teorie di Lumosity sembrano confermate e supportate da una verifica indipendente.
La scienza non è tutta la conoscenza
Insieme a queste “tecnologie sulla mente” si ritrovano sempre più spesso considerazioni sulla limitatezza delle attuali conoscenze scientifiche. Il trionfalismo che aveva caratterizzato l’ambiente scientifico di inizio ventesimo secolo è stato duramente colpito nella seconda metà. Goedel e Heisenberg, in matematica ed in fisica, hanno minato alla radice le certezze di inizio secolo, eppure ancora oggi nella cultura popolare rimane radicata l’idea che la scienza possa arrivare ovunque, che sia solo questione di tempo.Ma, realisticamente, l’idea diviene ogni giorno meno sostenibile. Anche su questo Jonah Linch continua il suo lavoro di indagine e approfondimento:
Nell’articolo di Choros emerge tutta la difficoltà che l’ambiente scientifico si trova a dover fronteggiare, ma ancora di più, nei commenti dei lettori, emerge con tutta la sua aggressività, il disappunto di chi vuole credere ad ogni costo che la scienza risolverà ogni problema e porrà rimedio ad ogni male.

